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NAPOLI / CASERTA – Asl e sistema di controllo inesistente: danni per milioni di euro, la beffa è sempre a carico dei cittadini

NAPOLI / CASERTA – Un sistema contabile colabrodo – incapace di rilevare i doppi pagamenti dei fornitori per le prestazioni rese all’Asl Napoli 1 Centro – ha causato un danno superiore ai 32 milioni alla Regione Campania. Lo hanno accertato i militari della Guardia di Finanza su disposizione della Corte dei Conti, hanno notificato provvedimenti di sequestro conservativo a 15 persone. La Asl, nonostante pagasse regolarmente i debiti, non era in grado di dimostrare l’avvenuto saldo delle fatture.  I provvedimenti di sequestro riguardano sette dirigenti pubblici, cinque membri del Collegio sindacale dell’Azienda sanitaria e tre dirigenti della Regione Campania, quale organo preposto al controllo dei bilanci d’esercizio. Proprio in qualità di ex direttore generale della Asl è coinvolto nell’indagine e nel sequestro Angelo Montemarano, che è stato anche ex assessore regionale alla Sanità nella giunta presieduta da Antonio Bassolino. Gli accertamenti del Gruppo tutela spesa pubblica delle Fiamme gialle riguardano il periodo 2000-2012. Dalle verifiche è emerso che l’Asl Na1, infatti, nonostante retribuisse regolarmente alla scadenza le prestazioni di cui aveva fruito, non era in grado di dimostrare l’avvenuto pagamento, «non essendo capace – sottolineano in un comunicato gli investigatori – di gestire correttamente il proprio sistema di contabilità». Ciò accadeva anche nel caso in cui il fornitore avesse citato l’Asl in giudizio sostenendo di non essere stato pagato.  Pertanto «i pagamenti spontanei dovuti per le prestazioni fruite si sono sistematicamente sommati agli ulteriori e successivi pagamenti delle medesime prestazioni imposti a mezzo di procedure esecutive avviate dai creditori interessati». Tutto ciò, puntualizzano ancora gli investigatori, «è imputabile al gravissimo disordine amministrativo-contabile nel quale versa l’Asl, che non è mai stata in grado di opporsi validamente alle procedure esecutive per contestare il già avvenuto pagamento delle fatture». In particolare, dalle indagini è emerso che le registrazioni in contabilità della documentazione inerente alle ingiunzioni di pagamento non avvenivano nel corso dell’anno in cui la documentazione stessa era stata trasmessa da parte del tesoriere (Banco di Napoli), bensì con ritardi sempre crescenti, «con un conseguente gravissimo stato di ignoranza da parte dell’Asl di quanto effettivamente già pagato». La situazione – come si legge nella nota – si è protratta per oltre un decennio «senza che i vertici dell’Ente si attivassero con misure adeguate» e «ha portato a una cronica inefficienza che è ancor più evidente se si pensa che gli importi del danno finora accertato dai militari è basato esclusivamente sull’esame della documentazione di spesa già contabilizzata dagli uffici dell’Asl»: presso gli archivi dell’ente, infatti, giacciono ancora documenti da contabilizzare per una spesa complessiva stimata in circa 560 milioni di euro, per la quale gli accertamenti saranno svolti nei prossimi mesi. Negli archivi regnava sovrano uno stato di degrado e disordine assoluto. Un caos che «imponeva ai dipendenti di sottoporsi a stressanti ricerche, di carattere manuale, nell’archivio cartaceo. Attività, questa, resa estremamente complessa e non sempre efficace, attesa la totale assenza di catalogazione ed archiviazione secondo regole precise e sistematiche». A farne le spese è stata ovviamente la qualità del servizio sanitario, e su questo si potrebbe riflettere a lungo visto che nella legge di stabilità varata dal Consiglio deimministri martedì sera non sono rientrati tagli alla sanità. «A comprova di tale situazione – si legge nella nota della Guardia di Finanza – vi sono le dichiarazioni dall’attuale direttore generale della Asl Napoli 1 Centro, il quale ha asserito che, al fine di migliorare la qualità del servizio sanitario erogato dalle strutture di competenza della Asl (con abbattimento delle liste di attesa, riduzione del ricorso alle strutture private accreditate, riduzione dei costi di manutenzione dei macchinari vetusti, miglioramento delle prestazioni diagnostiche e terapeutiche, migliore gestione del rischio clinico e così via), risulterebbe necessario e indispensabile procedere all’immediato acquisto di beni e servizi tecnico-sanitari per un ammontare di oltre 20 milioni di euro». Il danno e la beffa.

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