Pietravairano – Pietravairano il 10 settembre 1943 fu occupata dai Tedeschi che la sgombrarono solo il 27 ottobre dopo averla ridotta ad un cumulo di macerie minandone molte abitazioni e gettando spezzoni incendiari in quelle superstiti. Tanta devastazione non fu dovuta alla necessità di ostruire il passaggio agli Alleato che premevano giungendo da Pietramelara e Riardo, infatti il paese arrampicato su una collina non aveva importanza strategica alcuna. Dunque la rabbiosa reazione tedesca fu motivata dalla renitenza degli uomini del paese all’ordine di presentarsi per essere condotti verso Cassino e l’Abruzzo per lavorare alle fortificazioni della linea Gustav. Pensando che fossero nascosti nelle case l’esercito tedesco pensò di stanarli col fuoco, ma con poco risultato perché gli uomini erano ormai fuggiti nei boschi e nelle campagne, donne e bambini a centinaia erano sfollati rifugiandosi nel convento di S. Maria delle Vigne, dove i frati francescani li accoglievano e accudivano come potevano mentre i soldati requisivano cibo e vino depredavano nelle case oggetti di valore, giungendo anche a pretendere dal Sindaco la consegna di cinque donne, non ottenendole fecero saltare la casa del primo cittadino. Non bastasse tutto questo anche gli Alleati bombardarono il paese e vi fu anche uno scontro diretto tra truppe americane e tedesche. Andò completamente distrutto il grande palazzo ducale un tempo dei Marchesi Grimaldi, che la leggenda ricorda di 365 stanze mentre si salvarono la vicina secolare chiesa di S. Eraclio e la grande Taverna sita a valle. Nel paese alto la distruzione fu quasi totale, finirono in fiamme anche i ruoli delle imposte e il libretto postale del Comune, che poi dovè provvedere come poteva, finanche imponendo la prestazione obbligatoria di mano d’opera a eliminare le macerie e in seguito le pareti pericolanti. Nel paese si costituì anche il CNL Comitato di LIberazione Nazionale che il 25 giugno 1945 adottò una risoluzione chiedendo di ristabilire in Pietramelara la Pretura e l’Ufficio del Registro soppressi dal cessato Regime nel 1924 “per la mancanza di protettori fascisti che ne avessero perorata la permanenza”. (Nota di Domenico Caiazza, storico)
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